Psicologia della sopravvivenza: Logica, autonomia e il ciclo O.O.D.A.
Ho sempre creduto che l'illusione più pericolosa per un uomo sia la convinzione che l'istinto di conservazione sia una dote innata pronta a manifestarsi magicamente nel momento del bisogno. Nella mia esperienza, questa è una logica fallace, una sorta di "teoria senza sudore". È la consolazione di chi accumula oggetti e attrezzatura, ma trascura l'unico strumento realmente determinante: la propria mente.
La realtà, che ho analizzato attraverso esperienze personali e il confronto con altri che come me le hanno vissute sul campo, ci dice il contrario. La maggior parte delle persone, quando il contesto devia bruscamente dalla norma, non reagisce. Si blocca. Resta in attesa mentre l'acqua sale o il fumo satura l'aria. Questo non è un atto di codardia, ma un tradimento logico del nostro sistema biologico: il Pregiudizio di Normalizzazione.
La logica del Pregiudizio di Normalizzazione
Il mio cervello, come quello di chiunque altro, è un motore programmato per riconoscere schemi. In tempi di pace, questa funzione è un baluardo che ci permette di operare senza il peso di una paranoia costante. Tuttavia, in emergenza, questo meccanismo diventa un limite alla nostra autonomia.
Questa distorsione non è un errore casuale, ma un tentativo estremo di proteggere la coerenza del nostro mondo interno. Spesso preferiamo l'illusione di una realtà familiare alla fatica di accettare un orrore senza precedenti. Ma la verità è che l'onestà verso i fatti è l'unico modo per restare affidabili sotto pressione.
Il Ciclo OODA: Dove crolla la coerenza
Per scardinare questa trappola, mi sono sempre affidato alla struttura del Ciclo O.O.D.A.: Osservazione, Orientamento, Decisione e Azione. È una sequenza logica che uso per mantenere il controllo.
Quasi nessuno fallisce nell'Osservazione; i sensi percepiscono perfettamente il fumo o la vibrazione del terreno con estrema precisione. Il vero collasso avviene nell'Orientamento.
In questa fase, i dati sensoriali vengono filtrati attraverso le credenze e la cultura. Se il mio filtro è tarato esclusivamente su una vita protetta, i dati verranno corrotti. Il pericolo di morte non verrà letto come tale, ma come un "inconveniente tecnico". Finché l'orientamento resta bloccato nella negazione, la Decisione non viene formulata e l'Azione non avviene. Ho compreso che lo spazio tra l'osservazione dello stimolo e l'accettazione della sua natura ostile è il luogo esatto in cui si decide la mia sopravvivenza.
L'Innesco Attivo e la Responsabilità Individuale
Manovrare il Ciclo OODA richiede un atto di volontà brutale. Devo forzare il passaggio dall'Orientamento alla Decisione. Nella mia visione di autonomia decisionale non attendo ordini esterni; io sono contemporaneamente l'ufficiale che pianifica e il soldato che esegue. Per spezzare l'incantesimo della normalizzazione, utilizzo quello che definisco un "Innesco Attivo".
L'Addestramento come igiene mentale
L'autonomia si costruisce attraverso la fatica quotidiana della pre-visualizzazione. Ogni volta che entro in un ambiente nuovo, pratico una scansione delle contingenze. Non è paranoia, è igiene mentale e senso di responsabilità, sono brevi istanti di addestramento continuo.
Mi chiedo: "Se dovesse accadere qualcosa ora, dov'è la mia via d'uscita?". Cerco con lo sguardo possibili coperture che offrano protezione reale, non solo occultamento alla vista, individuo estintori o possibili minacce, brevi istanti che non compromettono nulla della mia vita, ma hanno un valore essenziale nel ciclo di Orientamento.
Questo esercizio sposta la mia mente dalla "Condizione Bianca" (l'apatia della non-consapevolezza) alla "Condizione Gialla" (un'allerta rilassata e costante - come allenare questa condizione). Quando lo stimolo critico arriverà, come è capitato, il mio Orientamento non dovrà costruire una procedura da zero, ma richiamerà un automatismo già testato nella mia testa.
Conclusioni
La sopravvivenza non è un evento fisico fortuito, ma un processo psicologico basato sulla logica e sull'onestà. Se non sono in grado di comandare a me stesso di accettare la realtà nel momento in cui si manifesta, tutta l'attrezzatura del mondo sarà solo un peso inutile. Devo essere il mio istruttore, capace di impartire ordini secchi alla mia parte di mentalità civile che vorrebbe solo chiudere gli occhi ed aspettare che tutto passi.
Il disastro si nutre dell'esitazione. La mia responsabilità è spezzare il ciclo della negazione, accettare il caos e agire nel minor tempo possibile. Perché nel tempo che passerei a convincermi che tutto va bene, l'opportunità di salvarmi sarebbe già svanita.
Ti sei mai trovato in una situazione estrema? Come hai reagito?
Racconta la tua esperienza nei commenti. Il confronto è parte dell'addestramento.

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